Analisi delle malte: legante, sali e malte storiche
Analisi delle malte: legante, proporzioni e sali. Come si studiano malte storiche, intonaci e giunti prima di scegliere la malta di ripristino.
Leggi l'articolo
Su un ponte, un viadotto o una struttura esistente in cemento armato i segni sono quasi sempre gli stessi: il copriferro si stacca, compaiono fessure lungo le barre, le armature affiorano arrugginite. Dietro ci sono spesso due cause: la carbonatazione e i cloruri nel calcestruzzo. Questo articolo spiega come si misurano sull’opera, che cosa dicono i risultati e come si inseriscono in una campagna di indagini. Per il quadro generale delle verifiche sulle opere stradali c’è la guida alle prove su ponti, viadotti e cavalcavia.
Il calcestruzzo sano è molto alcalino, e in questo ambiente l’acciaio delle barre è protetto. La carbonatazione è la reazione dell’anidride carbonica dell’aria con il calcestruzzo. Le Linee Guida sui ponti esistenti la descrivono così: si forma carbonato di calcio, il pH scende e le armature perdono la protezione (depassivazione). Da lì parte l’ossidazione. La ruggine occupa più volume dell’acciaio: prima fessura il copriferro, poi lo espelle.
Le stesse Linee Guida avvertono che, se il copriferro è ancora intatto, il fenomeno non si vede: avanza sotto lo strato di ricoprimento. Per questo l’ispezione visiva non basta.
I cloruri sono l’altra causa. Arrivano dall’ambiente marino o dai sali disgelanti sparsi sulle strade. Quando raggiungono le barre in quantità sufficiente innescano la corrosione anche in un calcestruzzo ancora alcalino. Le due cause possono agire insieme, e richiedono interventi diversi.
Le Linee Guida per i ponti esistenti (DM 1° luglio 2022) indicano dove il degrado si concentra:
Nella stessa campagna conviene misurare anche zone che sembrano sane, per avere un confronto. Per esempio, sulla stessa pila si può affiancare a un punto sotto uno scarico un punto riparato dall’acqua: la differenza dice quanto pesa l’esposizione.
Le Linee Guida prevedono queste misure a più livelli. Nelle ispezioni ordinarie raccomandano semplici prove non distruttive: fra gli esempi ci sono la misura degli spessori di protezione e del pH, anche con la soluzione di fenolftaleina. Nelle ispezioni straordinarie elencano il prelievo di campioni per prove chimico-fisiche, le mappature di potenziale elettrico e le misure diffuse di umidità e pH. Nella fase conoscitiva citano rilievi in situ e carotaggi per determinare lo stato di durabilità del calcestruzzo e degli acciai.
Il metodo è quello della fenolftaleina, descritto dalla UNI EN 14630:2007. Serve a misurare lo spessore dello strato carbonatato vicino alla superficie del calcestruzzo indurito.
Il fronte non è quasi mai una linea dritta: segue fessure, nidi di ghiaia e zone più porose. Per questo conviene registrare più letture per ogni punto, non un numero solo. È la prova che vedi nella foto in apertura (foto: Patrick Oberdörfer, CC BY-SA 4.0, ritagliata): la zona non carbonatata si è colorata, quella carbonatata è rimasta grigia.
La profondità di carbonatazione da sola dice poco. Serve sapere a che profondità stanno le barre. Il copriferro si misura con il pacometro, uno strumento elettromagnetico che individua le armature e ne stima la profondità senza rompere il calcestruzzo. La stima richiede di conoscere il diametro delle barre e va confermata con almeno un saggio. Le NTC 2018 (§ 4.1.6.1.3) chiedono di dimensionare il copriferro in base all’aggressività dell’ambiente, proprio per proteggere le armature dalla corrosione.
Il confronto è semplice:
Il pacometro serve anche prima: individua barre e staffe, così il punto della carota si sceglie dove non ci sono armature. Approfondimento: prove non distruttive sul calcestruzzo.
Il contenuto di cloruri si determina in laboratorio. Uno spruzzo al nitrato d’argento mostra al massimo fin dove sono penetrati, non quanti sono. La UNI EN 14629:2007 descrive due metodi per il contenuto totale di cloruri solubili in acido, liberi e legati, nel calcestruzzo o nella malta induriti. Lo scopo dichiarato è stimare il rischio di corrosione delle armature dovuta ai cloruri.
Il dato utile è il profilo: quanti cloruri ci sono a profondità crescenti dalla superficie. Ogni fascia di profondità è un campione a sé. Per questo il prelievo va pensato prima:
Sui ponti in calcestruzzo armato precompresso a cavi post-tesi il tema si estende. Le Linee Guida prevedono, dove serve, il prelievo della malta di iniezione delle guaine per prove chimiche su composizione, umidità e cloruri.
Nelle ricerche si trovano anche la UNI EN 12390-10:2019 e la UNI EN 12390-11:2015. Valutano la resistenza di un calcestruzzo alla carbonatazione e ai cloruri. Le NTC 2018 (§ 11.2.11) permettono di prescrivere prove di questo tipo «nella formulazione delle prescrizioni sul calcestruzzo», cioè quando si progetta un getto nuovo. Allo stesso modo le classi di contenuto in cloruri della UNI EN 206 riguardano la prescrizione del calcestruzzo (§ 11.2.1; le NTC richiamano l’edizione 2016).
Su un’opera esistente la domanda è un’altra: fin dove è arrivato il degrado oggi. Per rispondere si usano la UNI EN 14630 e la UNI EN 14629 sul materiale in opera. Le soglie di valutazione e le conseguenze sull’intervento le stabilisce il progettista.
Lette insieme, le due misure distinguono le cause:
| Quadro rilevato | Lettura |
|---|---|
| Fronte carbonatato oltre le barre, pochi cloruri | Corrosione legata alla carbonatazione |
| Molti cloruri vicino alle barre, calcestruzzo ancora alcalino | Corrosione da cloruri: richiede un intervento diverso |
| Fronte carbonatato lontano dalle barre, pochi cloruri | Armature ancora protette nel punto indagato |
| Profilo dei cloruri in profondità | Mostra la profondità raggiunta dai cloruri: il progettista la usa per decidere fin dove demolire nel ripristino |
Le Linee Guida osservano che sulle strutture di una certa età i problemi di durabilità sono facili da verificare, per esempio con prove di carbonatazione e con la ricerca di solfati e cloruri nel calcestruzzo. Il dato serve al progettista per la valutazione e per scegliere l’intervento.
Le Linee Guida ponti (§ 6.2) propongono uno schema progressivo: si parte con poche indagini diffuse e si approfondisce dove i risultati lo chiedono. Tipo e quantità delle indagini si scelgono in base all’uso che il progettista ne farà nelle verifiche.
In pratica conviene programmare insieme, nello stesso accesso:
Se i prelievi si decidono dopo, si torna sull’opera: su un ponte può voler dire un’altra piattaforma e un’altra limitazione del traffico. Quante indagini servono dipende anche dal livello di conoscenza che il progettista vuole raggiungere. Per le altre prove sui materiali c’è la guida alle prove di durabilità e caratterizzazione dei materiali.
È la reazione dell’anidride carbonica dell’aria con il calcestruzzo. Si forma carbonato di calcio, il pH scende e le armature perdono la protezione contro la ruggine.
Sì. Si fa su una frattura fresca: una carota spaccata subito dopo l’estrazione o un saggio sull’elemento. Le Linee Guida sui ponti la citano fra le prove semplici che accompagnano le ispezioni ordinarie.
No. Finché il copriferro è intatto il degrado avanza sotto la superficie. Quando compaiono fessure e ruggine, la corrosione è già partita.
Dipende dalla domanda. Per un profilo servono più fasce di profondità, e ognuna è un campione a sé. La quantità di materiale si stabilisce prima del prelievo.
Non c’è un numero fisso. Le indagini si scelgono in base alle zone critiche e all’uso dei risultati nelle verifiche, e si infittiscono dove i primi dati lo chiedono.
Lo strato carbonatato è più duro: l’indice di rimbalzo sale e la resistenza viene sovrastimata. Per questo la profondità di carbonatazione si misura e si considera nella taratura.
Con un’unica richiesta IPCS gestisce carotaggi, prova alla fenolftaleina, rilievo del copriferro con pacometro e prelievi per la determinazione dei cloruri. Segue i campioni fino al rapporto di prova e coordina queste misure con le altre indagini della campagna.
Nella richiesta indica:
→ Prove sul calcestruzzo in sito e prelievo dei campioni
→ Servizio di carotaggio su calcestruzzo e cemento armato
→ Analisi su calcestruzzo indurito: carbonatazione e cloruri
Fonti
Analisi delle malte: legante, proporzioni e sali. Come si studiano malte storiche, intonaci e giunti prima di scegliere la malta di ripristino.
Leggi l'articolo
Linee Guida ponti: quali indagini servono su ponti, viadotti e cavalcavia, in quale livello di analisi entrano e chi le richiede.
Leggi l'articolo
Prove di laboratorio sui materiali da costruzione: chi definisce la campagna, chi preleva, chi esegue e quale documento serve davvero per la tua pratica.
Leggi l'articoloIl nostro team è a disposizione per prove di laboratorio, indagini in sito e consulenza tecnica su tutto il territorio nazionale.
Nuove normative, approfondimenti tecnici e case study sul mondo delle prove strutturali e dei materiali. Solo quando pubblichiamo contenuti che valgono la lettura.